Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie. Intervista a R. Wallace

Sabato 17 aprile (con apertura alle 9.30) l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui una sua intervista (pubblicata in questo blog il 16 marzo scorso), nella quale punta il dito, con la grande competenza che gli è propria, sul ruolo centrale svolto dall’agrindustria nella produzione e nella diffusione dei virus – senza che questo voglia significare farne l’alfa e l’omega della scienza biologica e (tanto meno) sociale in questa questione, o fare nostre alcune sue vere e proprie ingenuità in materia politica.

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Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

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Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

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La propaganda anti-cinese sulla crisi COVID-19: la risposta di Pechino e la nostra

The Putin Paradigm | The New York Review of Books | Daily

Stati Uniti ed in coda l’Europa stanno puntando l’indice contro la Cina rispetto alla pandemia da coronavirus. Riceviamo dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia la segnalazione di una risposta cinese pubblicata sul Global Times (16 aprile).

La risposta ha la firma dell’Istituto Chongyang per gli studi finanziari della Remnin University of China, ma ha tutto l’aspetto di una risposta ufficiale, di stato. Il testo intende demolire l’accusa secondo cui la Cina ha comunicato con ritardo lo scoppio della epidemia, prendendo di mira in particolare l’atteggiamento ondivago e le provocazioni di Trump. La data di riferimento indicata è il 1° gennaio 2020, il giorno in cui l’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS), su informativa cinese, si mette in stato di allerta per affrontare l’epidemia. L’altra data-chiave è il 3 gennaio 2020, il giorno in cui si apre un fitto scambio di informazioni con gli Stati Uniti d’America. Non vi è ragione di mettere in discussione queste date. Del resto è accertato che in Italia l’allarme per l’arrivo del virus è ufficiale già il 22 gennaio quando (v. Corriere della sera, 22 aprile) avviene la prima riunione di una “task force” ministeriale. Nello stesso arco di giorni l’allarme scatta anche in altri paesi europei, come nota The Guardian per la Gran Bretagna (vd. anche Coronavirus: 38 days when Britain sleepwalked into disaster, The Sunday Times, 19 aprile 2020).

E allora? Evviva la Cina “socialista” e veritiera contro l’Occidente colonialista e mentitore? No. Basta ricordare la vicenda del dottor Li Wenliang, che lancio’ l’allarme in dicembre e venne costretto dalla polizia a ritirarlo, con un tentativo di insabbiamento delle autorità locali, nonche’ il silenzio sul reale numero di decessi a Wuhan. Cio’ ovviamente non toglie, che negli Stati Uniti e in Europa stia montando una campagna di propaganda anti-cinese; questo è certo. Ma nella messa a punto del Global Times manca la benché minima considerazione sulle cause di questa nuova epidemia e delle altre analoghe epidemie scoppiate in Cina. E non a caso. Infatti, l’indagine sulle cause – su cui abbiamo richiamato l’analisi di Chuang, voce dell’altra Cina – conduce all’aggressione capitalistica alla natura che è alla base di questo sciame virale. E dunque alla corresponsabilità di Cina e Occidente.

La contesa in atto non riguarda infatti la rimozione dei fattori all’origine delle epidemie a catena di questo torbido inizio di ventunesimo secolo. E’ su come profittare meglio, ai danni del concorrente, del disastro insieme sanitario ed economico di cui l’intero capitale globale è colpevole.

C’è un’altra mancanza in questo testo cinese, e riguarda il richiamo al passato coloniale. La richiesta di risarcimenti alla Cina per i danni prodotti dal coronavirus ricorda, si afferma, “il risarcimento di Gengzi”, preteso dalle potenze imperialiste che aggredirono la Cina nel 1900 e schiacciarono la rivolta dei Boxer – tra queste l’immancabile Italia, 83 ufficiali, 1882 soldati, 178 quadrupedi, che parteciparono alla sanguinaria carneficina e al saccheggio sistematico con cui furono punite le città di Tianjin e Pechino. L’indennizzo imposto alla Cina fu di 450 milioni di haikvan taels d’argento (più di 1 miliardo e 650 milioni di lire dell’epoca); all’Italia andarono 26.617.000 taels come premio per la partecipazione al crimine. Non sognate che possa ripetersi una cosa del genere oggi, la Cina è una grande potenza – ammonisce il Global Times. Giusto. Una grande potenza integralmente capitalistica – aggiungiamo noi, contro chi e’ ancora intento ad investigarne la presunta “natura sociale” per cercare di giustificare, da “comunisti”, il proprio campismo.

Il Global Times ricorda dunque i soprusi inflitti al popolo cinese nel 1901 da parte dell’imperialismo occidentale, ma, guarda caso, dimentica che la Cina ufficiale di allora, nella persona dell’imperatrice Tzuhsi, si appellò agli invasori perche’ reprimessero gli insorti. Di questo evento i professori della Remnin University of China ricordano solo la parte contabile, quella che più sta a cuore alla Cina ufficiale di oggi: cuore-portafoglio.

Noi invece ricordiamo bene di quell’evento l’aspetto sociale e politico: la formidabile sollevazione di contadini senza terra, braccianti, carrettieri, artigiani andati in rovina, maestri, ex-soldati, che anticipò e avviò l’epopea della rivoluzione nazionale e popolare che ha consentito alla Cina di risollevarsi dall’abisso. La Cina-grande-potenza-capitalistica di oggi, che non può essere piegata né dagli Stati Uniti né dall’Occidente intero come invece lo fu la Cina decadente di Tzuhsi, si erge su quella grande sollevazione rivoluzionaria durata mezzo secolo. Ma non ne è l’erede, ne è solo la capitalizzatrice in banca. Nessuna retorica anti-coloniale riuscirà a mascherarlo. Contro il nostro capitalismo predatore, ieri, oggi, sempre. Contro l’offensiva propagandistica anti-cinese – percio’ pubblichiamo il testo. Ma i nostri interlocutori sono le operaie, gli operai, le masse sfruttate della Cina, non i nuovi mandarini “rossi” esperti in studi finanziari e in abile diplomazia neo-coloniale.

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Smentite le falsità dell’Occidente sulla pandemia

Da Global Times, , traduzione di Andrea Catone pubblicata su Marx 21

Nel bel mezzo della pandemia globale COVID-19, la Cina ha lavorato duramente per superare il picco dell’epidemia e la gente ha iniziato a tornare al lavoro e a riprendere la produzione. In tutto il mondo le persone, che sono ancora nella fase più difficile della loro guerra contro il virus, sperano di ricevere assistenza contro l’epidemia.Eppure si sono levate alcune accuse bizzarre contro la Cina. Si suggerisce che “la Cina ha nascosto l’estensione dell’epidemia di coronavirus” e che “la Cina vede l’opportunità di espandere l’influenza globale in mezzo a una pandemia”. Sono state anche rivolte alla Cina ridicole richieste di risarcimento. Questo tentativo di dare la colpa alla Cina è stato progettato per distogliere l’attenzione dall’incapacità dei propri Paesi di rispondere adeguatamente al COVID-19. Dobbiamo riconoscerle come offuscamenti che minano purtroppo gli sforzi dell’umanità per porre fine alla pandemia. L’Istituto Chongyang per gli studi finanziari della Renmin University of China respinge i sei tipi di commenti tipici della situazione attuale.

Accusare la Cina di nascondere il coronavirus è rovesciare la realtà

Alcuni media e politici occidentali hanno sostenuto che la Cina ha deliberatamente nascosto il numero di infezioni e di morti causati dall’epidemia COVID-19 in Cina. Essi sostengono addirittura che la Cina ha condiviso la disinformazione che ha portato a sottovalutare la portata dell’epidemia e quindi a ritardare la loro risposta al virus.Tale retorica è dilagante in Occidente, ma in sostanza è un tentativo di giustificare l’incapacità dell’Occidente di combattere la pandemia. In risposta a queste dichiarazioni denigratorie la Cina ha pubblicato il 6 aprile un rapporto sulla tempistica della condivisione delle informazioni sul virus da parte del Paese [2].

Il rapporto mostra in dettaglio come la Cina abbia regolarmente condiviso le informazioni e le sue misure di prevenzione e controllo con gli Stati Uniti dal 3 gennaio. Compresi 30 scambi in un mese.Negli ultimi tre mesi, esperti americani sono stati invitati in Cina per comprendere meglio la situazione. Ci sono state anche intense comunicazioni, come i colloqui al vertice, la comunicazione tra i migliori diplomatici e tra le autorità sanitarie pubbliche dei due Paesi. Durante questo periodo, anche il presidente americano Donald Trump ha ripetutamente elogiato gli sforzi della Cina ed ha espresso la sua gratitudine a questo Paese. Continua a leggere La propaganda anti-cinese sulla crisi COVID-19: la risposta di Pechino e la nostra

Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

Pubblichiamo volentieri un testo di S. Bouquin1, che ci è stato segnalato dall’animatore del sito svizzero www.alencontre.org, Charles-André Udry. Questo articolo, che espone in modo lineare le questioni di cui si discute in questi giorni, contiene una affermazione-chiave: “La crisi ecologica, così come la pandemia da coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in quanto tale.”. E invita a riflettere sulla trama di solidarietà tra lavoratori e comuni cittadini (non sfruttatori) che in queste difficili settimane di emergenza sanitaria e di isolamento sociale si va creando. Solidarietà di tipo elementare, non ancora strutturata come solidarietà di classe, è evidente, ma su cui si potrà fare leva quando inevitabilmente riesploderanno le lotte contro i poteri che ci hanno precipitato là dove siamo.

The Perfect Storm | Carolyn Custis James

Stephen BOUQUIN

Una tempesta perfetta è un film catastrofico sull’incontro tra un tornado e un uragano. Alla pandemia di Coronavirus si accompagna d’ora in poi una crisi finanziaria ed economica di portata ancora sconosciuta. Questi sono gli ingredienti di una «tempesta perfetta» che nessuno sa dove ci potrà condurre. La situazione è drasticamente mutata e bisogna rendersi conto in pieno di questo cambiamento.

1. Il mostro è alle porte

Il Covid-19 è un “nuovo” virus della famiglia dei coronavirus, la cui esistenza è nota da più di 15 anni, ma la ricerca sul quale è stata fermata perché “non redditizia” vista l’assenza di un suo mercato. Il Covid-19 o SARS-COV-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2) è una specie recente, identificata poco più di due mesi fa. Questo virus si caratterizza per: 1) alto grado di infettività; 2) lungo periodo di incubazione; 3) elevato numero di casi asintomatici; 4) tasso di mortalità molto più elevato rispetto alla normale influenza; 5) lunga durata della malattia. Tutti questi elementi modificano il quadro della situazione rispetto al caso dell’Ebola o del virus Zika, che certo sono caratterizzati da una mortalità più elevata (50% o più), ma in questi casi le possibilità di contagio sono molto ridotte, il che ne rallenta la diffusione.

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Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie, Intervista a R. Wallace

Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

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Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

Dunque, tutto questo clamore riguardo al virus è solo una tattica per spaventare?

No, certamente no. A livello di popolazione il Covid-19 segnava tra il 2% e il 4% di tasso di mortalità dei casi (CFR) all’inizio dell’epidemia a Wuhan. Fuori da Wuhan il CFR risulta scendere intorno all’un per cento, o anche meno, ma risulta anche avere dei picchi qua è là, compresi luoghi come l’Italia e gli Stati Uniti. La sua percentuale non pare alta in confronto, diciamo, con la SARS al 10%, l’influenza del 1918 tra il 5 e il 20%, l’“influenza aviaria” H5N1 al 60% o, in certi punti, l’Ebola al 90%. Ma certamente supera il CFR dell’influenza stagionale: 0,1%. Il pericolo non è tuttavia solo una questione di tasso di mortalità. Dobbiamo vedercela quello che è chiamato tasso di penetrazione o attacco comunitario: quanta della popolazione globale è infettata dall’epidemia. Continua a leggere Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie, Intervista a R. Wallace

Coronavirus: un altro prodigio degli apprendisti stregoni. Un altro pungolo alla lotta al capitale e al capitalismo

Ci sono ormai sufficienti elementi per inquadrare la crisi del coronavirus da un punto di vista di classe senza limitarsi ad una generica propaganda anti-capitalista, giusta, ma insufficiente. Lo facciamo iniziando con il sintetizzare un importante contributo che arriva dalla Cina, e afferma quanto segue.

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1. L’epidemia da coronavirus non ha nulla di specificamente cinese: è il prodotto di una certa “geografia economica” globale. Nè ha nulla di particolarmente eccezionale: è solo un anello della catena di epidemie tipiche di questo inizio secolo, prodotta dal carattere sempre più devastante assunto dal processo di accumulazione (le epidemie preesistono al capitalismo, sia chiaro, ma queste sono epidemie connesse da mille fili al capitalismo). L’epidemia da Covid-19 non è una catastrofe naturale: è una catastrofe sociale, e piccola finora, ma con la grossa variabile dello sconfinamento in Africa, che potrebbe ingigantirla a dismisura. Non è effetto di complotti anti-cinesi né d’incauti esperimenti militari cinesi o di misteriose alchimie da dottor Stranamore: è l’esito micro-caotico di un più generale caos economico, ecologico, politico in cui sta sprofondando il mondo intero. Un macro-caos che non è il caso di ricercare a chi sa quali profondità segrete nascoste ai comuni mortali, perché sta squadernato davanti ai nostri occhi, se si hanno gli occhi per vedere. Continua a leggere Coronavirus: un altro prodigio degli apprendisti stregoni. Un altro pungolo alla lotta al capitale e al capitalismo