Repressione statale 3 – Operazione Collettivo autonomo lavoratori portuali, Genova

Oggi è uscita una conferenza stampa del CALP e di Genova Antifascista che riportiamo integralmente. Chi tocca uno tocca tutti. Solidali con i compagni e le compagne. Di seguito video e testo di accompagnamento del CALP. Di seguito il comunicato di solidarietà di USB nazionale.

Collettivo Comunista Genova City Strike-NST

La Digos ha perquisito le case di alcuni compagni del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova (CALP) su ordine della Procura. I reati contestati riguardano la attività sindacale e antimilitarista in porto, con preciso riferimento alle lotte nei confronti delle navi saudite Bahri con i suoi carichi di armi pesanti e esplosivi destinati alla guerra in Yemen e in Siria.
Dallo sciopero indetto due anni fa per bloccare un carico destinato alla guerra in Yemen su una Bahri, a oggi, passando per la manifestazione di un anno fa contro il transito di esplosivi a bordo di un’altra Bahri dagli USA diretto alla guerra siriana, gli armatori sauditi attraverso l’agenzia genovese Delta e il Terminal GMT avevano chiesto a più riprese alla Procura la testa dei portuali del CALP. Per quale colpa?
La colpa di avere messo in pratica in questi due anni, con le associazioni e i movimenti contro la guerra e per i diritti civili ciò che il Parlamento ha approvato poco dopo lo sciopero nel porto di Genova del 2019 e confermato alla fine del 2020: lo stop alla vendita di bombe e missili ad Arabia e Emirati, utilizzati per colpire la popolazione civile in Yemen.

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La guerra nello Yemen, Kashoggi e i crimini dell’Italia, a supporto di Arabia saudita e Stati Uniti

Pubblichiamo qui un articolo di O. Hassan ripreso da “Alencontre” nel quale si dà conto, molto in breve, della devastazione portata in questo paese dalla guerra scatenata dall’Arabia saudita nel marzo 2015 contro una ribellione popolare che non è circoscritta alle sole popolazioni Houthi – e che è nata nella scia della grande sollevazione di massa (qui definita, impropriamente, “rivoluzione”) avvenuta in questo paese nel 2011, sull’onda delle sollevazioni tunisina ed egiziana. Abbiamo voluto sottolineare questo passaggio tratto da un rapporto internazionale: circa 14 milioni di persone rischiano di morire di fame. È la peggiore carestia al mondo da oltre 100 anni. Sedici milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 22 milioni di persone, il 75% della popolazione, dipendono dagli aiuti esterni. L’abbiamo fatto perché mostra quanto l’aggressione saudita e occidentale, che ha fatto finora decine di migliaia di morti essenzialmente tra i civili, abbia i caratteri di un’azione terroristica, di terrorismo di stato capitalista-imperialista, che non recede dinanzi all’approssimarsi di un vero e proprio genocidio.

Se gli Stati Uniti hanno di recente proposto una tregua, è esclusivamente perché si sono convinti che la guerra a terra è persa (lo Yemen è il Vietnam del regno saudita, dicono in molti), e sperano di poter riprendere influenza nel paese attraverso i mezzi diplomatici ed economici. L’efferato omicidio di Kashoggi, come ha rivelato il Daily Express alcuni giorni fa, ha molto a che vedere con questa guerra, poiché questo giornalista stava per rendere pubbliche le notizie in suo possesso sull’ampio uso di armi chimiche contro le popolazioni yemenite da parte dell’aviazione saudita. Una rivelazione che avrebbe messo in difficoltà, evidentemente, non solo la sanguinaria famiglia regnante e il suo rampollo favorito, ma anche i soprastanti occidentali che li guidano (Stati Uniti e Gran Bretagna in testa), e che nel caso della Siria hanno indossato la ripugnante maschera di protettori delle popolazioni massacrate da Assad e dai suoi amici proprio, tra l’altro, dall’uso delle armi chimiche.

Come si nota nell’articolo, però, anche Francia, Svizzera, Australia sono implicate a pieno nel sostegno bellico al regno saudita, pilastro della dominazione imperialista nel Golfo al pari dello stato di Israele.

E l’Italia? Come scrive G. Bongiovanni sul sito antimafiaduemila, nella guerra dello Yemen “gli assassini criminali sono anche italiani“. L’Italia, infatti, fornisce alla satrapia saudita sia bombe che armi leggere, oltre che il suo pieno appoggio diplomatico. E di sicuro tra gli impianti bellici italiani coinvolti ci sono quelli della Rmw Italia, appartenente al gruppo tedesco Rheinmetall Defence. Quale Italia? Quella del Pd del trio Renzi-Pinotti-Mogherini soltanto? No, anche l’Italia di Lega e Cinquestelle, ovviamente. Interrogata, la ministra della Difesa Trenta, imprenditrice/reclutatrice di milizie private, ha assicurato che controllerà “la regolarità del contratto tra Rmw Italia e i sauditi”… Cinica buffonata in perfetto stile grillino. Assassini sì, ma con tanto di regolare contratto.

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Yemen – Arabia Saudita: “Lo Yemen non esiste più”. La sua popolazione muore
Omar Hassan, Alencontre, 30/10/2018
English Version – Red Flag, 29/10/2018

La guerra condotta dall’Arabia Saudita [regno governato dalla dinastia di famiglia Saud dal 1932; ora preso in mano dal clan del principe ereditario Mohammed bin Salman, chiamato MBS] contro lo Yemen, ha devastato un paese già paralizzato dalla povertà diffusa e da una sistematica negligenza dei suoi governanti. Continua a leggere La guerra nello Yemen, Kashoggi e i crimini dell’Italia, a supporto di Arabia saudita e Stati Uniti