Solidarietà militante alla lotta delle lavoratrici della Yoox sotto attacco – Comitato 23 settembre

Sabato scorso si è tenuto a Bologna il presidio delle lavoratrici della Yoox, una grande azienda della logistica, (circa 600 dipendenti) che ha sferrato di recente un ennesimo attacco alle lavoratrici,  aumentando il numero dei turni in una giornata a orari impossibili, e impedendo di fatto alle lavoratrici con figli di andare a lavorare. Già una cinquantina di esse si è auto-licenziata, molte invece stanno resistendo con l’appoggio del SI Cobas, mentre la CGIL ha già sottoscritto tutto questo e sta contribuendo a intimidire le lavoratrici in sciopero agitando lo spettro della chiusura dell’azienda!  Abbiamo partecipato  al presidio molto affollato, che ha imposto la sua presenza in piazza nonostante la folla di addetti allo shopping o al ritrovo al bar (rigorosamente senza mascherina). Le donne della Yoox hanno espresso in prima persona la loro rabbia e la loro volontà di lotta; è intervenuta anche, efficacemente, una bambina, descrivendo cosa era diventata la sua vita quotidiana a causa dei nuovi orari della madre. C’è stato poi un breve corteo fin sotto alla prefettura.  Siamo intervenute come comitato per portare la nostra solidarietà militante a questa lotta. Ecco il nostro intervento:

Solidarietà alla lotta delle lavoratrici della Yoox!

Portiamo la solidarietà militante del Comitato 23 settembre, il comitato che si è costituito di recente in occasione del processo per il femminicido di Atika, qui a Bologna.

Il nostro comitato si propone di denunciare e combattere tutte le forme di oppressione e di sfruttamento delle donne nel mondo del lavoro e nella vita sociale.

Oggi siamo qui perché riteniamo della più grande importanza la lotta che state conducendo. E’ una lotta che viene da lontano: sono molti anni infatti che avete iniziato a lottare, contro la bolgia degli appalti e contro le molestie sessuali, e nel corso degli anni, per difendere i vostri diritti.  Al tempo stesso questa lotta prefigura il futuro: un futuro durissimo per tutti, ma soprattutto per le donne lavoratrici e disoccupate, che quando finirà il blocco dei licenziamenti perderanno in massa il loro posto di lavoro e si vedranno precipitare dalla povertà alla miseria.

Già oggi è dura per molte la necessità quotidiana di far fronte al lavoro fuori casa e agli impegni di lavoro in famiglia, con sempre meno aiuti dallo stato e poca condivisione in casa. Adesso, con il cambio dei turni, ci ha pensato la Yoox a rendere impossibile questo difficile equilibrio. La colpa non è del Covid: è il padrone che coglie ogni occasione per ristrutturare il lavoro nell’azienda e ingigantire i profitti, la colpa è dello stato che appoggia e aiuta le imprese in ogni modo lasciando ai lavoratori solo le briciole, e tra poco neanche quelle, la colpa è del sistema sociale in cui viviamo, che prospera sullo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per quanto dura sia questa lotta, essa è necessaria, perchè non riguarda solo voi, né solo noi che siamo qui a sostenervi.

Solo a Bologna, alla fine dell’anno, ci saranno 1200 lavoratrici costrette a lasciare il posto di lavoro per accudire ai figli. Nel primo semestre 2020 in Italia ben 470.000 donne hanno perso il posto di lavoro; il lavoro è diventato un problema drammatico per le donne con figli, alle quali sono stati concessi 15 giorni di congedo parentale al 50% dello stipendio!

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Bologna. Solidarietà alle operaie della Yoox!

Si è tenuta questo pomeriggio nel centro di Bologna, a piazza del Nettuno, una manifestazione a sostegno delle operaie alla Yoox (nell’appalto Lis Group), in lotta per difendere il proprio posto di lavoro e ottenere un cambio di orario di lavoro. Denunciano con la lotta, da molti giorni, organizzate nel SI Cobas, il sopruso padronale di sottoporle a turni insostenibili per chi deve fronteggiare anche carichi di lavoro e di cura domestici.

Sono giovani donne, mamme, per lo più immigrate. Hanno aperto il comizio con interventi vibranti, che hanno espresso la loro rabbia e la loro determinazione a farsi sentire da un padrone che al momento pretende di non vederle neppure. Oggi si sono viste e sentite, e intorno a loro si è manifestata una calda solidarietà, che dovrà ancora crescere per aiutarle a sfondare il muro che il padrone ha innalzato contro le loro rivendicazioni. Tra gli interventi di sostegno quello del Comitato 23 settembre, nato sempre a Bologna, per ricordare Atika, una donna immigrata vittima di femminicidio.

Per ascoltare gli interventi delle lavoratrici della Yoox clicca qui.

Qui di seguito, invece, altre informazioni su come si è arrivati a questa lotta.

In piazza con le lavoratrici Yoox

Oggi sabato 12 Dicembre si terrà una manifestazione a sostegno della coraggiosa lotta delle lavoratrici in appalto Yoox, l’appuntamento è  nel centro di Bologna in Piazza del Nettuno alle ore 15,30. 

Nel frattempo il gruppo Ynap (Yoox net-a -porter) e la sua affidataria  Lis Group hanno rilasciato una serie di dichiarazioni nel merito delle quali vorremmo intervenire con alcune  precisazione e chiarimenti.

Ynap  a mezzo stampa ha dichiarato  di aver appreso “con grande dispiacere le dichiarazioni di un piccolo gruppo di lavoratrici” affermando di “aver preso la questione molto seriamente nonostante non si tratti di sue dipendenti dirette , e di voler discutere la questione con Geodis”.

Lo sciopero delle operaie era iniziato il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In quell’occasione, sul piazzale di Yoox era passato un responsabile della multinazionale e con aria di sfida e disprezzo rivolgendosi alle operaie aveva detto loro di non vederle e non sentirle. Un’improvvisa ritrovata sensibilità tuttavia si è manifestata in questi giorni in casa Yoox a seguito del perdurare delle mobilitazioni e del clamore mediatico sviluppatosi intorno alla vicenda e sia chiaro non  possiamo che apprendere la notizia con gioia. 

Tuttavia il fatto che Ynap dichiari di voler parlare con Geodis ci racconta altri particolari che è bene approfondire e non dare per scontato. Perché questo gruppo di operaie è stato per dieci anni alle dipendenze della società cooperativa Mr job diretta affidataria del servizio da parte di Yoox. Mr. Job nel dicembre 2019 falliva sotto una montagna di debiti, dove venivano seppellite anche alcune spettanze delle lavoratrici, tra cui 3000 euro di quota sociale (il “pizzo” imposto dalle cooperative per lavorare), 13 esima, Tfr, etc. Yoox nel merito interveniva  parzialmente nonostante fosse responsabile in solido. Nello stesso mese di dicembre veniva firmato un cambio appalto che anziché snellire i passaggi per le lavoratrici, li complicava triplicandoli. Ynap infatti decideva di affidare il servizio a Geodis che lo appaltava ad un consorzio (CGS) che lo subappaltava ad un’azienda creata per l’occasione la Lis Group. Una matrioska di passaggi che creava una filiera ove nuovi soggetti potevano intermediare e guadagnare, e ad Ynap di allontanarsi dalle responsabilità dirette verso le lavoratrici. 

In questo frangente  le operaie venivano  convocate  in delle assemblee in cui le nuove aziende si presentavano preannunciando i futuri cambiamenti, ancora incerti nei dettagli ma che affrontavano quello che sarebbe stato il futuro stravolgimento degli orari e dei turni. Alle lavoratrici veniva imposto unilateralmente il cambiamento futuro. Ci sarebbero stati  3 mesi di tempo in cui doversi adattare alle “novità”. Chi non fosse stato in grado di adattarsi ai nuovi turni “avrebbe comunque avuto l’opportunità di  non accettare il lavoro e poter andare in disoccupazione”, opportunità che non avrebbe avuto successivamente dovendo dimettersi senza poter accedere alla disoccupazione. A queste assemblee le lavoratrici protestano, come possono riuscire ad adattarsi a degli stravolgimenti così pesanti delle loro vite? Per dieci anni hanno iniziato a lavorare alle 8.30, hanno figli piccoli a cui badare e ora improvvisamente dovrebbero uscire di casa alle 4.30 del mattino o tornare a mezzanotte? La  risposta è sempre la stessa “Questo è il mercato e siete voi a dovervi adattare, se pensate di non farcela non accettate”.

Secondo la nota stampa di Ynap, il 99% delle lavoratrici partecipa a queste assemblee con entusiasmo, le approva dichiarando il proprio sostegno all’azienda. Ovviamente non c’è nessuna votazione che testimoni questo entusiasmo dichiarato da Ynap. C’è però un primo dato certo che registra i primi “licenziamenti volontari”.  I sindacati confederali, CGIL, CISL E UIL, acconsentono in un silenzio partecipe. Arriva il Covid e dopo una breve chiusura, l’azienda riapre indirizzando delle raccomandate a tutte le lavoratrici. Si riaprirà con i nuovi turni  che guarda caso prevedono gli stessi orari annunciati a dicembre.

Per evitare assembramenti si dovrà iniziare a lavorare alle 5.30 con il primo turno e finire alle 22.30 nel secondo. Chi non si presenterà sarà considerato assente ingiustificato. La conseguenza immediata di tale cambiamento è una seconda ondata  di lavoratrici  costretta a dimettersi senza disoccupazione. Le altre resistono aiutandosi per qualche mese con i miseri congedi parentali al 30% dello stipendio e sopportano sacrifici enormi perché non vogliono rinunciare al loro lavoro. Le operaie della Yoox si svegliano alle 4.00 del mattino, svegliano i loro figli sempre più affaticati, li accompagnano  da una baby sitter che li accompagna a scuola… tutto questo perché il fashion luxury venduto on line necessita di un mercato che si organizzi su questi ritmi… poco importa se dietro ci sono donne, famiglie, bambini costretti nei ritmi del mercato. 

Per questo le operaie della Yoox stanno scioperando. E mentre Ynap dichiara di accorgersi del problema con una tempismo perfetto, al gruppo delle lavoratrici in sciopero stanno pervenendo una pioggia di contestazioni disciplinari, tutte uguali in cui le operaie vengono contestate perché un mese fa in un giorno x ad un’ora y, al minuto z pare avessero la mascherina leggermente spostata dal naso. E ancora una volta con la scusa del Covid viene intentata una ritorsione verso chi ha semplicemente preteso di poter esercitare i propri diritti, di poter coniugare il proprio essere donna, madre e lavoratrice. E sempre con la scusa del Covid vengono ridotte le pause, due quarti d’ora in 8 ore sono sufficienti mentre si lavora in ambienti chiusi e non areati, con le mascherine, venendo convocati dai responsabili quando il ritmo produttivo si abbassa. Perché, come chiarisce Ynap, il loro “ambiente di lavoro è inclusivo e attento alle esigenze delle donne e dei genitori”.