Giù le mani dal compagno Aldo Milani

Giù le mani dal compagno Aldo Milani!
La macchina del fango non fermerà la lotta dei lavoratori del SI.Cobas!
Trasformiamo questa provocazione in un boomerang su chi l’ha lanciata!

Ieri 26 gennaio, durante una trattativa sindacale, è stato arrestato Aldo Milani, il coordinatore nazionale del sindacato SI.Cobas. L’accusa è quella di aver intascato del denaro per calmierare gli scioperi del settore delle carni. Un’accusa infamante se non ridicola verso un militante che da quarant’anni, in una fase di stasi delle lotte e di arretramento continuo dei sindacati confederali, si batte per organizzare e sostenere le azioni di sciopero e di lotta dura dei facchini della logistica e di altri settori della produzione e dei servizi.

L’apparato repressivo dei padroni e dello stato non è mai stato tenero con le lotte di questi lavoratori, che da anni si battono per uscire dallo stato di lavoro schiavile su cui si ingrassano grandi ditte e piccole cooperative, e vedere riconosciuti i loro diritti. Ciò è avvenuto a prezzo di intimidazioni, scontri con la polizia, ricatti di ogni genere. Ma l’arresto di Aldo Milani rappresenta un salto di qualità, un tentativo di disperdere e affossare questo patrimonio duramente conquistato anzitutto dalla lotta dei facchini della logistica, ed è al tempo stesso un duro avvertimento a tutti i lavoratori, qualora avessero in mente di seguire il loro esempio di auto-organizzazione e di lotta.

Non prendiamo neppure in considerazione i pretesti sulla base dei quali è avvenuto l’arresto, e denunciamo i veri capi di imputazione che hanno portato ad esso:

1) avere promosso e organizzato la più coerente organizzazione sindacale presente in Italia, attiva nel settore strategico della logistica, dove operano compagnie internazionali e, al loro servizio, il mefitico sistema delle cooperative, riaffermando e praticando il diritto di sciopero e la lotta dura e determinata per i diritti dei lavoratori, nonostante i ripetuti attacchi del padronato e dello stato, e delle sue forze di polizia;

2) aver promosso l’azione sindacale basata sull’auto-organizzazione dei lavoratori dal basso anche in altri settori, come appunto quello delle carni, in anni contrassegnati dalla sfiducia nella capacità di lotta della classe operaia, contro la pratica della delega e della passivizzazione operata dai sindacati confederali;

3) aver organizzato e sostenuto le lotte di quel settore dei lavoratori che più deve essere schiacciato e privo di voce: i lavoratori immigrati, che devono restare la forza lavoro più sfruttata, frammentata e dispersa, più ricattabile e più facilmente sostituibile.

4) aver costituito un esempio, una potenziale forza di aggregazione, per tutti i settori che si battono contro la crisi e i suoi devastanti effetti economici e sociali;

5) aver coniugato la lotta sindacale con la critica più generale al sistema capitalistico e alle politiche di guerra che il governo italiano, assieme a tutti i governi occidentali, sta portando avanti in tutto il mondo, e specialmente contro quei paesi da cui provengono i lavoratori immigrati.

Questi sono i veri “reati” che gli sono imputati, e che noi rivendichiamo chiamando alla più ampia mobilitazione i compagni, gli organismi solidali e tutti i lavoratori.

Infatti l’arresto di Aldo Milani non è solo un attacco alla sua militanza quarantennale sindacale e politica, e non è nemmeno solo un attacco al SI.Cobas, e al sentimento di classe espresso dalle sue lotte. Esso è un attacco a tutti i lavoratori, ai loro diritti e alle loro condizioni di vita e di lavoro. Riguarda tutti coloro che hanno tentato di reagire con le lotte al continuo arretramento imposto dal padronato, riguarda quelli che hanno fraternizzato con gli immigrati, respingendo la deriva razzista usata per dividere e contrapporre gli uni agli altri, riguarda i metalmeccanici che hanno votato no al contratto nazionale, e anche tutti coloro che hanno respinto (sia pure solo con il voto) il tentativo di accentramento del potere e le “riforme” antioperaie proposte dal recente referendum.

Questo atto repressivo, questa provocazione riguarda tutti i lavoratori, indipendentemente dal sindacato di appartenenza, che sono chiamati a difendere e recuperare la dignità sistematicamente violata sui posti di lavoro, e a battersi contro la logica delle compatibilità e della flessibilità senza limiti che hanno trasformato la vita dei lavoratori in un vero inferno. Ad essi il messaggio padronale è chiaro: Non ti muovere! Se non possiamo fermarti col ricatto, l’intimidazione, la minaccia di licenziamento o lo scontro frontale, distruggiamo te e i tuoi organizzatori. La fabbricazione di prove false, la macchina del fango, la gogna mediatica è una pratica che i padroni conoscono bene, che usano da sempre e che funziona.

Questa volta non deve andare, non andrà così. Dipende da tutti noi.

La nostra solidarietà ad Aldo e a ciò che le lotte del SI.Cobas hanno finora rappresentato è totale. L’unica reazione possibile è la più ampia mobilitazione immediata per respingere questo ennesimo schifoso tentativo di intimidazione e di annientamento, una mobilitazione che già in tante città i lavoratori del SI-Cobas hanno iniziato. Dobbiamo scendere in lotta per difendere non solo Aldo Milani, ma noi stessi, la nostra possibilità di non vivere in eterno con la testa bassa e la coda tra le gambe.

Perciò è necessario il massimo sforzo comune per respingere questa aggressione e per sostenere ogni iniziativa che i lavoratori e gli organismi solidali metteranno in campo per liberare Aldo e per rilanciare, anche attraverso questa mobilitazione, la lotta contro il padronato e il governo.

Centro di Iniziativa Comunista internazionalista – Il Cuneo Rosso
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – Marghera
27 gennaio 2017

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