Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti

Segnaliamo i manifesti per lo sciopero delle donne dell’8 marzo stilati rispettivamente dal collettivo argentino Tribuna Feminista e da un gruppo di femministe degli Stati Uniti, tra cui Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh, Angela Davis e Barbara Ransby. Entrambi i manifesti denunciano il sistema che legittima le violenze maschili e le discriminazioni di genere e si scagliano contro gli attacchi del capitale che, nel corso del trentennio neoliberista e ancor più in questa fase di crisi, sta cercando di cancellare i diritti conquistati con dure lotte e di riportare indietro nella storia la condizione femminile. Inoltre, soprattutto nel manifesto che ci giunge dagli Stati Uniti, vengono prese le distanze dal tentativo del femminismo istituzionale strettamente collegato al partito democratico di prendere la direzione del movimento di protesta sceso in piazza contro Trump, denunciando la natura di classe delle politiche di austerity adottate dai governi socialdemocratici. L’appello è per una manifestazione internazionale e militante, che riporti in piazza le donne contro il patriarcalismo, il razzismo, l’omofobia, l’imperialismo e il neoliberismo. In una parola: contro il capitalismo.

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Stati Uniti – Oltre il “farsi avanti”: Per un femminismo del 99% e uno sciopero internazionale e militante l’8 Marzo – di Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Angela Davis, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh

Le immense manifestazioni di donne del 21 Gennaio possono rappresentare l’inizio di una nuova ondata di lotte femministe militanti. Ma quale sarà esattamente il loro obiettivo? Dal nostro punto di vista, non è sufficiente opporsi a Trump e alle sue politiche aggressivamente misogine, omofobiche, transfobiche e razziste; bisogna anche rispondere agli attacchi del neoliberismo progressista allo stato sociale e ai diritti del lavoro. Mentre la misoginia spudorata di Trump ha rappresentato la miccia per la risposta massiccia del 21 Gennaio, l’attacco alle donne (e a tutti i lavoratori) è di gran lunga precedente alla sua amministrazione. Le condizioni di vita delle donne, specialmente quelle delle donne di colore e lavoratrici, disoccupate e migranti, sono state costantemente deteriorate negli ultimi 30 anni, a causa della finanziarizzazione e della globalizzazione capitalista. Il femminismo del “farsi avanti” e le altre varianti del femminismo della donna in carriera hanno abbandonato al loro destino la stragrande maggioranza di noi, che non ha accesso all’autopromozione e all’avanzamento individuale e le cui condizioni di vita possono essere migliorate solo attraverso politiche che difendono la riproduzione sociale, la giustizia riproduttiva e la garanzia dei diritti sul lavoro. La nuova ondata di mobilitazione delle donne deve affrontare tutti questi aspetti in maniera frontale. Deve essere un femminismo del 99%.

Il tipo di femminismo che vogliamo sta già emergendo a livello internazionale, nelle lotte di tutto il mondo: dallo sciopero delle donne in Polonia contro l’abolizione dell’aborto allo sciopero e alle marce in America Latina contro la violenza maschile; dalla grande manifestazione di donne dello scorso Novembre in Italia alle proteste in difesa dei diritti riproduttivi in Sud Corea e Irlanda. L’aspetto sorprendente di queste mobilitazioni è che molte di esse hanno unito la lotta contro la violenza all’opposizione alla precarizzazione del lavoro e alla disparità salariale, e allo stesso tempo si oppongono anche all’omofobia, alla transfobia e alle politiche xenofobiche sull’immigrazione. Nel loro insieme annunciano un nuovo movimento femminista internazionale con un’agenda inclusiva – allo stesso tempo antirazzista, anti-imperialista, anti-eterosessista, anti-neoliberista.

Vogliamo contribuire allo sviluppo di questo nuovo movimento femminista più inclusivo.

Come primo passo, proponiamo di sostenere la costruzione di uno sciopero internazionale contro la violenza maschile e in difesa dei diritti di riproduzione l’8 Marzo. Per questo, vogliamo unirci ai gruppi femministi che hanno convocato questo sciopero da circa 30 paesi in tutto il mondo. L’idea è di mobilitare donne, donne transgender e tutti coloro che le sostengono in un giorno di lotta internazionale – un giorno di sciopero, di manifestazioni, di blocchi di strade, ponti e piazze, di astensione dal lavoro domestico, di cura e sessuale, di boicottaggio, di proteste contro aziende e politici misogini, di scioperi nelle istituzioni educative. Queste azioni hanno lo scopo di rendere visibili i bisogni e le aspirazioni di coloro che sono state ignorate dal femminismo della donna in carriera: le lavoratrici nel mercato del lavoro formale, le donne che lavorano nella sfera della riproduzione sociale e della cura, le donne disoccupate e le donne precarie.

Nell’abbracciare un femminismo del 99%, prendiamo ispirazione dalla coalizione Argentina Ni Una Menos. La violenza sulle donne, come loro la definiscono, ha molte facce: è violenza domestica ma anche violenza del mercato, del debito, dei rapporti di proprietà capitalistici, e dello stato; la violenza delle politiche discriminatorie contro donne lesbiche, trans e queer, la violenza dello Stato nella criminalizzazione dei movimenti migratori, la violenza delle incarcerazioni di massa e la violenza istituzionale contro i corpi delle donne attraverso la criminalizzazione dell’aborto e l’assenza di accesso a sanità e aborto gratuiti. La loro prospettiva ispira la nostra determinazione a opporci agli attacchi istituzionali, politici, culturali e economici contro le donne musulmane e migranti, contro le donne di colore e le donne lavoratrici e disoccupate, contro le donne lesbiche, trans e queer.

Le marce delle donne del 21 Gennaio hanno mostrato che anche negli Stati Uniti potremmo assistere alla nascita di nuovo movimento femminista. È importante non perdere questo slancio. Uniamoci insieme l’8 Marzo per scioperare, manifestare e protestare. Usiamo l’occasione di questa giornata internazionale per farla finita con il femminismo della donna in carriera e per costruire al suo posto un femminismo del 99%, un femminismo dal basso e anticapitalista – un femminismo in solidarietà con le donne lavoratrici, le loro famiglie e i loro alleati in tutto il mondo.

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Argentina – Mani – traduzione a cura di Vanessa Suriano, Sial Cobas

Questo 8 marzo la terra trema. Le donne di tutto il mondo si uniscono e prendono atto di una forza e un grido comune: Sciopero Internazionale delle Donne!
Noi ci fermiamo. Facciamo sciopero, ci organizziamo e ci incontriamo tra noi. Mettiamo in pratica il mondo nel quale vogliamo vivere.

#NosotrasParamos

Ci fermiamo per denunciare:
Che il capitale sfrutta la nostra economia informale, precaria e intermittente.
Che gli Stati e il mercato ci sfruttano quando ci indebitano.
Che gli Stati criminalizzano i nostri movimenti migratori.
Che guadagniamo meno degli uomini e che il divario salariale raggiunge, in media, il 27%.
Che non si riconosce che le attività domestiche e di assistenza sono lavoro che non viene remunerato e aggiunge, almeno, 3 ore in più alle nostre giornate di lavoro.
Che queste violenze economiche aumentano la nostra vulnerabilità di fronte alla violenza di genere, di cui l’espressione estrema e più aberrante è il femminicidio.
Ci fermiamo per reclamare il diritto all’aborto libero e affinché non si obblighi nessuna bambina alla maternità.
Ci fermiamo per rendere visibile che fino a quando le attività di assistenza non siano una responsabilità di tutta la società siamo costrette a riprodurre lo sfruttamento classista e coloniale tra le donne. Per uscire a lavorare dipendiamo da altre donne. Per emigrare dipendiamo da altre donne.
Ci fermiamo per valorizzare il lavoro invisibile che svolgiamo, che costruisce una rete, un appoggio e strategie vitali in contesti difficili e di crisi.

#NoEstamosTodas

Ci fermiamo perché ci mancano le vittime dei femminicidi, voci che si spengono lentamente a un ritmo che dà i brividi, una al giorno solo in Argentina.
Ci mancano le lesbiche e le transessuali uccise per crimini di odio.
Ci mancano le prigioniere politiche, le perseguitate, le assassine nel nostro territorio latinoamericano per difendere la propria terra e le sue risorse.
Ci mancano le donne incarcerate per reati minori che criminalizzano forme di sopravvivenza, mentre i crimini delle corporazioni e del narcotraffico rimangono impuniti perché apportano beneficio al capitale.
Ci mancano le morte e le recluse a causa di aborti clandestini.
Ci mancano le scomparse.
Di fronte alle vite familiari che si convertono in inferno, ci organizziamo per difenderci e proteggerci tra di noi.
Di fronte al crimine maschilista e alla sua pedagogia della crudeltà, di fronte al tentativo dei mezzi di comunicazione di vittimizzarci e terrorizzarci, facciamo del duello individuale conforto collettivo e della rabbia lotta condivisa. Di fronte alla crudeltà, più femminismo.

#NosotrasNosOrganizamos

Utilizziamo lo strumento dello sciopero perché le nostre richieste sono urgenti. Rendiamo lo sciopero delle donne una misura ampia e attuale, capace di dare rifugio alle occupate e alle disoccupate, alle lavoratrici salariate e a quelle che ricevono sussidi, alle autonome (con partita IVA) e alle studentesse, perché tutte siamo lavoratrici. Noi ci fermiamo.
Ci organizziamo contro il confinamento domestico, contro la maternità obbligata e contro la competizione tra donne, tutte forme imposte dal mercato e dal modello della famiglia patriarcale.
Ci organizziamo in ogni luogo: nelle case, nelle strade, nei posti di lavoro, nelle scuole, nei mercati, nei quartieri. La forza del nostro movimento è insita nei legami che creiamo tra di noi.
Ci organizziamo per cambiare tutto.

#LaInternacionalFeminista

Tessiamo un nuovo internazionalismo. A partire dalle situazioni concrete dove sperimentando il coordinamento e la solidarietà. Vediamo che di fronte alla piega neo-conservatrice, in Sud America e nel mondo, il movimento delle donne emerge come potenza alternativa.
Vediamo che la nuova “caccia alle streghe” – che adesso si accanisce su quella che viene chiamata “ideologia del genere” cerca di combattere e neutralizzare la nostra forza e annullare la nostra volontà.
Di fronte alle tante privazioni, espropriazioni, e le guerre contemporanee che hanno la terra e il corpo delle donne come territori prediletti di conquista, noi ci uniamo politicamente e spiritualmente.

#NosMueveElDeseo

Perché #VivasYLibresNosQueremos ci lanciamo in alleanze insolite.
Perché ci appropriamo del tempo e costruiamo disponibilità per noi stesse, facciamo dello stare insieme un sollievo e una conversazione tra alleate, delle assemblee manifestazioni, delle manifestazioni una festa, della festa un futuro comune.
Perché #VivasYLibresNosQueremos questo 8 marzo è il primo giorno della nostra nuova vita.

Perché #NosMueveElDeseo, il 2017 è il tempo della nostra rivoluzione.

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