Per la compagna Nicoletta Dosio – con due parole sulla sua lettera, rivolte a tutto il movimento No Tav

20 febbraio 2020, SI Cobas nazionale

Abbiamo letto le vibranti parole che Nicoletta Dosio ha rivolto ai suoi compagni di lotta del movimento No Tav in occasione della riunione di Bussoleno del 15 febbraio. Il suo rimarcare il carattere “non negoziabile” degli obiettivi del movimento e la necessità di non fare passi indietro, nonostante la repressione dello stato, sono di lezione per tutti. E cogliamo l’occasione per rinnovarle la nostra fraterna solidarietà, il nostro impegno a raccogliere il suo spirito militante e rinnovare la denuncia contro il suo arresto e la sua detenzione.

Qualche parola, ora, sulla sua proposta in materia di lotta alla repressione condensata in alcuni passaggi della sua lettera: “I decreti e le leggi-sicurezza – afferma Nicoletta – devono essere prontamente aboliti, e la mobilitazione per la loro cancellazione deve andare di pari passo con la richiesta della cosiddetta ‘amnistia sociale’: senza l’abolizione degli uni, l’altra non sarebbe che un palliativo temporaneo”. E più avanti: “L’amnistia, lungi dal segnare un punto di arrivo con un patto di pacificazione, deve essere un punto di partenza, la chiave che apre i ceppi concreti e metaforici che bloccano le tante esperienze, intelligenze, generosità prigioniere”. L’amnistia “sociale”, dunque, va intesa “come  riconoscimento delle resistenze collettive contro le ‘grandi male opere’, le guerre e gli armamenti, lo sfruttamento dei lavoratori e le ‘fabbriche della morte’, per il diritto alla casa, alla salute, ad un lavoro dignitoso, contro fascismi e schiavismi, per una cultura di pace e di liberazione”.

Sottoscriviamo in pieno l’importanza della battaglia contro i decreti-sicurezza, non solo quelli targati Salvini-Cinquestelle, anche quelli targati Minniti-Pd, e altrettanto la necessità di farsi carico in modo unitario della lotta contro la repressione statale che ha colpito in questi anni tutte le forme del conflitto di classe. Per questa ragione torniamo a riproporre al movimento No Tav di coordinare concretamente e realmente le nostre forze vincendo la forza d’inerzia che negli ultimi anni ci ha visti certamente solidali gli uni con gli altri, ma su un piano prevalentemente ideale. Davanti all’incrudirsi degli attacchi e delle misure repressive tanto padronali che statali, che stanno colpendo di continuo le nostre attività, è indispensabile un passo in avanti. Allarghiamo lo sguardo all’insieme di questo processo, e coordiniamoci al più presto per iniziative comuni, in modo da arrivare più forti agli ulteriori passaggi repressivi per poterli respingere. Ci sembrano queste le due priorità. E se, come ci auguriamo, c’è piena concordanza di vedute su di esse, allora non resta che stringere senza ulteriori ritardi quel “patto di azione” che abbiamo proposto nell’assemblea dell’8 febbraio a Roma, insieme ad altri organismi della opposizione di classe.

Quanto alla cosidetta “amnistia sociale”, ci pare decisivo il chiarimento di Nicoletta: la rivendicazione non può assolutamente avere il senso di un “patto di pacificazione”, perché – siamo tenuti a ricordarlo – nella storia recente della lotta di classe altre volte tale rivendicazione si è accompagnata proprio a quel tipo di patto. Se così è, allora il “riconoscimento” del valore liberatorio delle lotte che abbiamo condotto e conduciamo, va chiesto anzitutto all’insieme dei lavoratori e dei giovani nati senza privilegi ai quali dobbiamo far arrivare il nostro messaggio facendo leva sulle loro esperienze quotidiane di sfruttamento e oppressione.

È chiaro: sia la cancellazione reale, totale dei decreti-sicurezza – non le insignificanti correzioni di cui si sta discutendo nel governo, sia un provvedimento di “amnistia sociale” (noi preferiamo parlare di depenalizzazione dei reati connessi alle lotte sindacali, sociali, politiche), non sono a portata di mano. Sicché al momento la nostra è un’iniziativa di propaganda e di agitazione che serve per allargare l’adesione attiva a questi nostri obiettivi, ad accumulare forze per arrivare a imporli all’asse padronatogoverno sulla base di un rovesciamento dei rapporti di forza che richiede una vasta e determinata ripresa dello scontro di classe e dei movimenti sociali e territoriali contro il brutale saccheggio della natura.

Lavoriamo insieme, spalla a spalla, per questa comune prospettiva di liberazione!

 

 

 

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