No all’imperialismo dei vaccini. Vaccini per tutti! La salute delle popolazioni è al di sopra dei profitti di Big Pharma! (International Migrants Alliance)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione dell’IMA ( International Migrants Alliance – https://www.facebook.com/intlmigrants/ ) contro le discriminazioni che stanno colpendo pressoché ovunque emigranti e rifugiati nell’accesso alla vaccinazione anti-Covid 19.

La presa di posizione si allarga, poi, necessariamente, alla denuncia dell'”imperialismo dei vaccini” che rispecchia anche in questo campo i rapporti di dominazione e sopraffazione esistenti all’interno del meccanismo combinato e disuguale del capitalismo globalerapporti che pesano in modo tragico sulle masse oppresse e super-sfruttate dei paesi dominati o controllati dall’imperialismo specie in una congiuntura pandemica come l’attuale.

A fronte di questa doppia, lucida denuncia, suona piuttosto ingenuo il “richiamo” o l’appello ai governi dei “paesi capitalistici avanzati” affinché facciano prevalere il bisogno di salute delle popolazioni di tutto il mondo sui mega-profitti monopolistici di Big Pharma – ciò che potrebbe essere conseguito solo da una potente lotta di massa organizzata contro questi colossi della speculazione capitalistica sulla vita e sulle malattie, e i loro protettori (per l’appunto governi e stati). Ma non ci metteremo a fare i maestrini con la penna rossa noi che qui siamo ancora ben lontani dall’aver fatto integralmente nostra la loro doppia denuncia, dall’averla incorporata fino in fondo nella nostra piattaforma di lotta e nell’iniziativa politica quotidiana.

Mentre i governi di tutto il mondo lanciano i loro programmi di vaccinazione COVID-19, l’International Migrants Alliance (IMA) chiama le autorità governative a garantire un accesso universale ed equo a questo trattamento salvavita e all’assistenza sanitaria indipendentemente dalla cittadinanza o dallo stato legale.

Se c’è una lezione da imparare da questa pandemia, è che nessuno è protetto finché tutti non sono protetti dal virus. Sulla base di questo principio, non dovrebbe esserci nessuna discussione sulla necessità (o meno) di includere gli emigranti e rifugiati nei piani di vaccinazione di tutti i governi.

Secondo il Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, tuttavia, gli emigranti, i rifugiati e altri gruppi vulnerabili non sono messi nell’elenco di chi va vaccinato come categorie specifiche nei piani di vaccinazione COVID che specificano i requisiti di ammissibilità. Ciò lascia la maggior parte degli emigranti e dei rifugiati incerti se sono idonei per ricevere il vaccino nel paese in cui risiedono attualmente. Ancora peggio, alcuni governi hanno dichiarato esplicitamente che non intendono rendere disponibili i vaccini a emigranti e rifugiati nelle loro giurisdizioni, come la Colombia.

Escludere o trascurare emigranti e rifugiati dalla vaccinazione non è solo disumano e ingiusto; mina anche gli obiettivi di salute pubblica dei programmi di vaccinazione. Questo perché emigranti e rifugiati sono tra i gruppi di popolazione che corrono un rischio maggiore di contrarre e trasmettere il coronavirus a causa delle loro condizioni di vita e di lavoro. Lo abbiamo visto nei focolai di COVID-19 nei dormitori di Singapore, delle Maldive e del Golfo, nei macelli e negli impianti di confezionamento della carne negli Stati Uniti e in Germania, nelle fattorie canadesi, nei centri di detenzione in Malesia e nei campi per sfollati in Grecia e Bangladesh.

Inoltre, gli emigranti sono in prima linea nel fornire assistenza ai malati e ai morenti. Nei paesi capitalistici avanzati, un operatore sanitario su cinque è un immigrato. Mentre la popolazione mondiale cerca rifugio nelle proprie case, i lavoratori migranti continuano a lavorare nei campi, consegnare cibo e beni essenziali, prendersi cura dei bambini, pulire le case e mantenere le infrastrutture che ci hanno tenuti in vita.

Anche nei paesi il cui governo si è impegnato a fornire l’accesso ai vaccini a emigranti e rifugiati, come Germania, Francia, Spagna, Nuova Zelanda e Corea del Sud, esistono numerose barriere che possono impedire a tali gruppi di avvalersi effettivamente delle cure, in specie se si tratta di irregolari o di emigranti privi di documenti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la copertura vaccinale tra emigranti e rifugiati è stata inferiore rispetto alla popolazione generale anche prima dell’epidemia di COVID-19 a causa delle discriminazioni sociali che li colpiscono, della loro stigmatizzazione, della paura di essere deportati o criminalizzati, della mancanza di risorse, di informazioni inadeguate, lingua e altre barriere culturali, posizione geografica o di requisiti discriminatori di ammissibilità.

Queste pratiche discriminatorie stanno diventando ancora più marcate durante l’attuale pandemia perché i vaccini COVID sono considerati beni scarsi che i governi stanno cercando di garantire ai propri cittadini posti al di sopra di tutti gli altri. Questo non è solo “nazionalismo vaccinale”, è “imperialismo vaccinale” messo in atto. Gli Stati Uniti, la Cina, l’UE e il Regno Unito si sono assicurati il ​​78% di tutte le dosi di vaccino disponibili all’8 febbraio 2021, mentre l’Africa ne aveva lo 0,2%. Tre quarti dei rifugiati e degli migranti nel mondo sono ospitati in paesi con meno risorse e influenza politica per garantire una quantità sufficiente di questi vaccini per le loro popolazioni. In effetti, si stima che un quinto della popolazione mondiale non dovrebbe avere accesso ai vaccini COVID fino al 2022 quand’anche i 13 principali produttori di vaccini COVID-19 li producessero al massimo delle loro capacità.

Questa “scarsità” può essere rapidamente alleviata se non si permette alle grandi multinazionali farmaceutiche di mantenere il loro monopolio su questi vaccini. Se i paesi ricchi accettano di rinunciare ai “diritti di proprietà intellettuale” di queste società sui vaccini – come richiesto dai paesi in via di sviluppo presso l’Organizzazione mondiale del commercio -, allora più produttori in tutto il mondo li possono produrre simultaneamente. Ciò aumenterebbe rapidamente l’offerta e ridurrebbe i costi dei vaccini a vantaggio di tutti. Ma gli Stati Uniti, l’UE e altri paesi ricchi si oppongono a questo per assicurarsi i profitti monopolistici di queste multinazionali farmaceutiche, anche se queste stesse società hanno già ricevuto miliardi dei contribuenti per sviluppare i vaccini.

L’IMA chiama tutti gli migranti e i rifugiati a richiedere un accesso universale ed equo ai vaccini in mezzo a questa furiosa pandemia. I migranti e i rifugiati non dovrebbero solo avere diritto a ricevere vaccinazioni, dovrebbero anche essere inclusi nell’elenco o nei gruppi prioritari che corrono un rischio maggiore di infezione e trasmissione. Noi chiamiamo i governi a collaborare con le organizzazioni degli emigranti, con i gruppi di rifugiati e le organizzazioni non governative per facilitare l’accesso di questo gruppo sociale particolarmente vulnerabile alla vaccinazione e agli altri servizi sanitari essenziali. E ribadiamo la nostra richiesta di lunga data a porre fine al capro espiatorio, alla criminalizzazione, alle repressioni brutali, alle deportazioni e alla discriminazione di migranti e rifugiati. Chiediamo inoltre che i governi rinuncino ai diritti di proprietà intellettuali delle grandi aziende farmaceutiche sui vaccini COVID e altri farmaci essenziali. Ciò che deve essere protetto è la salute e il benessere delle popolazioni, non i profitti del capitale monopolistico.

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