Domenica 13 marzo, ore 10. Un’iniziativa internazionalista contro la guerra in Ucraina – SI Cobas (italiano – english)

Per un’iniziativa di classe internazionalista contro la guerra in Ucraina

Dopo la guerra NATO-Italia alla Jugoslavia del 1999, una nuova guerra è scoppiata in Europa: la guerra della Russia all’Ucraina. E come quella per distruggere la Jugoslavia, sta portando e porterà con sé violenza, lutti, devastazione, povertà, emigrazione forzata, distruzione dei legami affettivi, che ogni guerra porta con sé – con un carico di dolore aggiuntivo per le donne.

Condanniamo questa guerra senza se e senza ma, e ne chiediamo la fine immediata perché le sue finalità sono finalità di dominio e di sfruttamento. Ma va detto con chiarezza che gli Stati Uniti, la Nato e l’UE hanno fatto ciò che era in loro potere per spingere la Russia alla guerra attraverso una serie di azioni provocatorie: la massima tra tutte, portare i loro missili fino ai confini russi. E ora che la guerra è scoppiata, fanno il possibile per alimentarla attraverso l’invio di armi e “consiglieri” al governo Zelenski. Per i governi occidentali, gli ucraini debbono essere la loro carne da macello in quello scontro con la Russia che da due secoli sognano di vincere.

Il governo Draghi e i governi che l’hanno preceduto sono corresponsabili in pieno di questa tragedia. Mettendo a disposizione della NATO per il “fronte orientale” altri 1.500 soldati, attivando i droni Global Hawks da Sigonella, inviando “armi letali” al governo ucraino, varando sanzioni dure contro la Russia, scatenando a reti unificate una delirante campagna russofobica, hanno di fatto deliberato l’entrata in guerra dell’Italia. Secondo il solito stile ‘italiano’: si fa, senza dichiarare apertamente quello che si fa.

Del resto lo stato italiano semina guerre a scala globale: basta vedere dove sono le sue 29 missioni militari nel mondo, e come è cresciuta esponenzialmente la sua spesa bellica (+20% in tre anni).

Il SI Cobas, sindacato composto da lavoratori di 35 nazionalità, che ha l’internazionalismo nel suo dna, sente come suo dovere chiedere la cessazione immediata della guerra della Russia all’Ucraina, e dà la sua solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori ucraini direttamente colpiti da questa guerra, ai giovani e ai lavoratori che in Russia stanno manifestando contro la guerra.

Il nostro No alla guerra non ha nulla a che vedere con quanti denunciano la guerra della Russia per preparare la guerra contro la Russia e, domani, la Cina. Al contrario, è diretto prioritariamente proprio a denunciare e lottare il ruolo bellicista del “nostro” paese, delle “nostre” imprese, delle banche italiane, del governo Draghi, che stanno alimentando in Ucraina, in Mali e nell’Africa occidentale, in Medio oriente, in Asia (intorno alla Cina), una micidiale spirale di guerre – non esclusa una nuova guerra mondiale, di cui in questi giorni si è parlato apertamente come di una reale possibilità.

Come già è evidente a 10 giorni dall’inizio della nuova guerra, questa spirale porta con sé enormi danni all’economia, l’esplosione dei prezzi di gas, petrolio, grano, etc., con ricadute immediate pesantissime sui salari operai che vengono taglieggiati dall’inflazione, impoverimento di milioni e milioni di proletari/e, aumento vertiginoso delle spese belliche con l’automatico taglio delle spese sociali, veleni nazionalisti a tonnellate, utili solo a creare odio tra fratelli di classe, e un’ulteriore militarizzazione della società – il governo Draghi ne ha subito profittato per estendere lo “stato di emergenza” al 31 dicembre, e raccogliere i frutti di quel militarismo che da anni le istituzioni stanno seminando nelle scuole e nella società, prima e durante la pandemia.

Questa spirale può essere fermata solo da una forte mobilitazione di classe segnata in modo chiaro, inequivocabile, dall’internazionalismo. Qualche primo segnale è venuto dalle piazze dei giorni scorsi e dallo sciopero di oggi 8 marzo, nel quale le tematiche di genere e il no disfattista alla guerra sono camminati insieme. Ma le forze da mettere in campo debbono crescere, di molto, così come la loro determinazione e organizzazione. Ci sembra perciò indispensabile rivolgere un appello a tutti i lavoratori combattivi e alle forze, collettivi e singoli, che si pongono sul terreno dell’anticapitalismo e dell’internazionalismo in campo sindacale, politico e culturale per una riunione il cui scopo è comprendere a fondo le cause e le conseguenze di questa improvvisa accelerazione esplosiva delle contraddizioni del capitalismo globale, e ragionare sul “che fare”, in un confronto il più ampio possibile.

La riunione si terrà domenica prossima, 13 marzo, con inizio alle ore 10, su zoom al seguente link

meeting 6154963185

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10 febbraio

SI Cobas nazionale

For an internationalist class initiative against the war in Ukraine

After the 1999 NATO-Italy war on Yugoslavia, a new war broke out in Europe: Russia’s war on Ukraine. And like that to destroy Yugoslavia, it is bringing and will bring with it violence, grief, devastation, poverty, forced emigration, destruction of emotional bonds, which every war brings with it – with an additional burden of pain for women.

We condemn this war without ifs and buts, and we ask for an immediate end because its aims are purposes of domination and exploitation. But it must be said clearly that the United States, NATO and the EU have done what was in their power to push Russia into war through a series of provocative actions: the most important of all, to carry their missiles to the Russian borders. And now that the war has broken out, they are doing all they can to fuel it by sending weapons and “advisers” to the Zelenski government. For Western governments, the Ukrainians must be their cannon fodder in the clash with Russia which they have dreamed of winning for two centuries.

The Draghi government and the governments that preceded it are fully co-responsible for this tragedy. By making another 1,500 soldiers available to NATO for the “Eastern Front”, activating the Global Hawks drones from Sigonella, sending “lethal weapons” to the Ukrainian government, issuing harsh sanctions against Russia, unleashing a delusional russophobic campaign in unified networks, they have deliberated Italy’s entry into the war. According to the usual ‘Italian’ style: you do it, without openly declaring what you are doing.

After all, the Italian state sows wars on a global scale: just look at where its 29 military missions in the world are, and how its war spending has grown exponentially (+ 20% in three years).

SI Cobas, a union made up of workers of 35 nationalities, which has internationalism in its DNA, feels it is its duty to ask for an immediate end to Russia’s war on Ukraine, and gives its solidarity to the Ukrainian workers directly affected from this war, to the young people and workers in Russia who are demonstrating against the war.

Our No to war has nothing to do with those who denounce Russia’s war to prepare for war against Russia and, tomorrow, China. On the contrary, it is aimed primarily at denouncing and fighting the belligerent role of “our” country, of “our” companies, of Italian banks, of the Draghi government, which are feeding in Ukraine, Mali and West Africa, in the Middle East, in Asia (around China), a deadly spiral of wars – not excluding a new world war, which in recent days has been openly spoken of as a real possibility.

As is already evident 10 days after the start of the new war, this spiral brings with it enormous damage to the economy, the explosion in the prices of gas, oil, wheat, etc., with immediate and very heavy repercussions on workers’ wages, which are brutally cut by inflation, impoverishment of millions and millions of proletarians, dizzying increase in war expenses with the automatic cut in social spending, tons of nationalist poisons, useful only to create hatred among class brothers, and a further militarization of society – the Draghi government immediately took advantage of this to extend the “state of emergency” to December 31, and reap the benefits of that militarism that institutions have been sowing in schools and society for years, before and during the pandemic.

This spiral can only be stopped by a strong class mobilization clearly and unequivocally marked by internationalism. Some first signs came from the squares of recent days and from the strike of today 8 March, in which gender issues and the defeatist no to war walked together. But the forces to be deployed must grow, as well as their determination and organization.

It therefore seems indispensable to us to appeal to all the combative workers and to the forces, collective and individual, who place themselves on the terrain of anti-capitalism and internationalism in the trade union, political and cultural fields for a meeting whose purpose is to fully understand the causes and consequences of this sudden explosive acceleration of the contradictions of global capitalism, and to think about “what to do” in the widest possible comparison.

The meeting will be held next Sunday, March 13, starting at 10, on zoom at the following link

meeting 6154963185

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February 10

SI Cobas nazionale

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